Novembre 24

Welfare locale: la terza via

di Giovanni Paci (Poieinlab)

Mi trovo ad affrontare, in questo periodo, il tema delle “solitudini”. È un tema dalle mille sfaccettature e sicuramente cruciale quando si pensa a cosa è possibile fare per migliorare il benessere delle persone e la qualità sociale delle realtà locali. Un tema così ampio non può certo ridursi a una riflessione sulle risposte che è possibile dare in termini di servizi come, per lavoro, sono in qualche modo costretto a fare. La solitudine delle persone ha radici nelle esperienze biografiche dei singoli, nella loro capacità di resilienza, nelle strategie di adattamento e di conformazione ai dettami sociali storicamente e culturalmente dati. La solitudine può essere ricercata come stadio avanzato di un percorso di autonomia o può essere subita come forma di marginalizzazione dai luoghi e dagli aspetti vitali dell’esistenza quotidiana.

È innegabile comunque il ruolo che la solitudine gioca sulla dimensione del benessere e della salute, nonché l’incidenza che le politiche pubbliche legate alla progettazione degli spazi pubblici, all’organizzazione delle risposte in termini di servizi sociali e sanitari, allo sviluppo di percorsi culturali e di socializzazione, possono avere in senso positivo o negativo. In questi termini, il grande tema ricorrente, e che riguarda il mondo del volontariato e del terzo settore, da sempre protagonista in tale ambito, è quello della dialettica tra istituzionalizzazione e valorizzazione dell’ambiente domestico, tra struttura e domicilio, tra ruolo delle famiglie e delle reti parentali e necessità di spazi di accoglienza specialistici, in grado di surrogare in qualche modo carenze di relazioni primari efficaci e significative.

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Ottobre 30

L’effetto della traversa di USA ’94

Pasadena. 17 Luglio 1994. Ore 12.30. Nella finale dei campionati del mondo si scontrano Italia e Brasile. L’allora presidente della FIFA Havelange ha portato la competizione negli states, digiuni di calcio, ma affamati di spettacolo. La finale viene giocata a un orario improbabile, mezzogiorno e mezzo, per garantire la massima rispondenza coi ritmi cicardiani degli europei. Non siamo giornalisti, ma l’esperienza ci ha inseganto che certe cose vanno verificate con precisione. Così abbiamo notato la frequenza con cui giornalisti e protagonisti diretti ci ricordano che caldo, che caldo faceva. Wikipedia riporta un reboante 36 gradi/70% di umidità che farebbe tremare le ginocchia anche a Eto’o. Ma non faceva così caldo, riportano altre fonti: il termometro del Rose Bowl segna 27° con il 52% di umidità1. Una narrazione tossica che tenta di giustificare una prestazione inferiore sul piano fisico, la mancanza di lucidità e in ultima analisi la sfiga, misteriosa padrona del calcio.

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Ottobre 22

Giostra dell’Orso e non solo: un sondaggio per la città

δεῖξις – poieinLab per la città

A partire da sabato 24 ottobre, per tre settimane nei giorni di mercato, poieinLab, Istituto di ricerca specializzato in sondaggi e rilevazioni sociali, realizzerà un’indagine per capire l’orientamento dei cittadini pistoiesi sui temi che da anni caratterizzano il panorama dell’offerta culturale pistoiese.

Dalla Giostra dell’Orso, al Festival Blues passando per eventi come Dialoghi sull’Uomo e Leggere la città, i pistoiesi saranno chiamati a esprimere la propria opinione rispondendo alle domande dei rilevatori di poieinLab che attraverseranno il mercato cittadino, muniti di tablet, oltre che presso il gazebo posto in Via Cavour, dove riceveranno tutte le informazioni utili sulle finalità e le caratteristiche della rilevazione.

A pochi giorni dalla consultazione sulla Giostra, tema che tanto appassiona la cittadinanza, indipendentemente dalle diverse posizioni, poieinLab intende fornire un servizio alla comunità locale di ampio respiro, dando la possibilità, a chiunque lo desideri, di valutare ed esprimere il proprio apprezzamento o la propria contrarietà rispetto a eventi di grande impatto e che richiedono l’investimento di notevoli risorse pubbliche.

Con questa iniziativa, l’Istituto di ricerca, che si caratterizza per la rigorosità scientifica del metodo di rilevazione e l’attenzione alle realtà locali, continua nel suo percorso di offerta di occasioni di riflessione per i cittadini e di contaminazione tra scienza e cultura che lo ha caratterizzato fin dagli esordi, facendone una delle più interessanti iniziative scientifico-culturali, all’interno dell’area metropolitana, degli ultimi anni.

L’iniziativa è totalmente autofinanziata dai soci dell’Istituto, che è un’organizzazione senza fini di lucro, e non ha alcuna committenza, senza quindi legami con interessi di tipo economico o politico. L’unico interesse è conoscere il pensiero dei pistoiesi e metterlo a disposizione della città, degli operatori, di chi usufruisce dell’offerta culturale e di chi ne ha in mano le sorti.

Ottobre 15

E voi, quanta cultura producete?

di Giovanni Paci (PoieinLab)

L’altro giorno guardavo una vecchia puntata di ‘The Newsroom’. Il conduttore Will McAvoy (Jeff Daniels) intervistava un’attivista del movimento ‘Occupy Wall Street’ che, nella fiction, era ai suoi albori. Con fare tra lo snob e il paternalistico, il vecchio conduttore scafato incalzava la giovane attivista, sempre più in difficoltà, proponendo continuamente obiezioni che potevano essere condensate in due semplici considerazioni: come potevano pensare di aver successo senza un leader e senza una prospettiva politica che traducesse in legge, e quindi in consenso, e quindi in politica, le idee e le critiche discusse in miriadi di dibattiti, assemblee, cortei, manifestazioni, workshop e chi più ne ha più ne metta?

La questione, e il dilemma che essa contiene, è eterna e riguarda la sempiterna, appunto, lotta tra l’idealità e la possibilità, tra il fare cultura e il fare politica, tra la radicalità e il compromesso. Per deformazione professionale mi è venuto immediatamente da tradurre questo dilemma all’interno del mondo del terzo settore che costituisce, se vogliamo, un tentativo imperfetto di coniugare cose che tra loro sono sempre state tenute separate nella pratica, sebbene da sempre agognate nella discussione e nell’elaborazione teorica di chi non si accontentava delle realtà com’erano ma provava a immaginare come potevano essere – per rielaborare un famoso e abusato detto del buon Robert Kennedy che di questa dicotomia, quasi paradossale, è stato, ahimè, concretamente vittima.

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Settembre 13

Trasformatori di energia sociale

di Giovanni Paci (PoieinLab)

Il lavoro volontario muove da esigenze personali, le più svariate: ricerca di senso, sviluppo di attitudini personali, bisogno di impegnare il proprio tempo per mitigare solitudini, esigenze di spazi personali, adesioni ideologiche e ideali. Spesso si tratta di un insieme di motivazioni insindacabili che necessitano di luoghi che potremmo definire come “moltiplicatori e trasformatori di energia sociale”. È questo il ruolo del volontariato e della società civile organizzata, più o meno formalmente. L’energia individuale, incapace da sola di produrre mutamento, viene inserita in un circuito energetico capace di renderla efficace, raccogliendo motivazione in entrata e restituendo benessere in uscita. Non solo a chi investe nel processo ma con un surplus a disposizione, gratuitamente, della società. La motivazione pura viene, all’interno del processo di trasformazione, unita con altre (di altri e diverse) motivazioni, aggiungendo una serie di additivi dati dall’organizzazione, dallo sviluppo di competenze, dalla finalizzazione rispetto agli obiettivi da perseguire. Il carburante, così, fa viaggiare la macchina in una qualche direzione di benessere collettivo. Questo processo bio-sociale, naturalmente, migliora al migliorare della qualità delle singole componenti impegnate in esso.

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Settembre 11

Nine-Eleven. Quando la Storia incontra le storie. Teresa Kong racconta a PoieinLab un pezzo della sua storia

E’ sempre difficile commemorare un giorno come oggi che si è impresso nella storia collettiva dell’intera umanità, sono passati quattordici anni dall’attacco alle torri gemelle e nel ricordarlo si potrebbe rischiare di diventare banali; sono stati scritti e si scriveranno fiumi di parole su quell’ evento così importante. Da allora il terrorismo è diventato un fenomeno ancora più radicalizzato, più raffinato nei mezzi, più nascosto, più brutale, ramificato ma purtroppo ancora da sconfiggere. PoieinLab vuole ricordare questo giorno attraverso una testimonianza diretta, rilasciata da una sopravvissuta, un’ amica dell’associazione ed esprimere attraverso le sue parole un augurio di convivenza pacifica tra popoli diversi. Il testo qui pubblicato, raccolto per Poieinlab da Federica De Nisco, sarà letto all’interno dell’iniziativa ‘Vigil for Peace‘ che si svolgerà, a partire dalle ore 18, in Piazza della Signoria a Firenze, in occasione del 14esimo anniversario dell’11 settembre.

Nine-Eleven. Lavoravo al World Trade Center, al 23° piano della torre sud, la seconda a essere stata attaccata. Erano circa le 9:10 del mattino e mi trovavo in ufficio. All’improvviso ho visto un mucchio di carte sollevarsi e mi sono chiesta perché c’è della carta stampata in aria? Forse c’è il World Baseball Series e quando una squadra vince vengono tirati in aria i biglietti, un po’ come usano fare i brokers alla borsa. Non sono una fanatica sportiva e probabilmente, ho pensato, mi sono persa qualcosa. Ho sentito poi delle discussioni nel trading floor e dalle finestre dell’edificio ho potuto vedere un’ala nera affumicata di un aereo conficcata nella torre di fronte. Ho pensato che si trattasse di un incidente, che fosse un piccolo aereo e che avesse avuto un guasto. Mi sono comunque subito decisa di andare a casa perché molte persone della mia ditta lavoravano al World Trade Center qualche anno prima quando c’era stata una bomba nel garage sotterraneo e sapevo di trovarmi in un luogo che rappresentava un grande simbolo e quindi mi sono decisa subito a lasciare l’ufficio. Mi sono tolta le scarpe con i tacchi alti, ho indossato quelle da ginnastica, ho preso la borsetta verde e ho sceso le scale con altre due mie colleghe. Non abbiamo corso ma siamo scese con un passo molto regolare e ci sentivamo abbastanza tranquille.

Agosto 8

La nostra intervista a Elisa Pierandrei è ora un e-book

“Oggi quando parliamo di graffiti e street art pensiamo invece soprattutto alla bomboletta spray, al tag-writing e alla tecnica dello stencil, dove spesso si fa un lavoro di contestazione della società.
Anche durante i mesi caldi della rivoluzione egiziana, i graffiti e le scritte sui muri (che mi sono sembrate perlopiù vandaliche) sono stati utilizzati per lanciare messaggi di dissenso e si sono trasformati in uno strumento di resistenza alla narrativa dei media statali. Hanno svolto una importante funzione di critica che è servita a risvegliare le coscienze delle persone e a convincerle a unirsi alla protesta. Ma, non solo al Cairo, le scritte in arabo che inneggiavano alla caduta del regime sono state rapidamente sostituite da disegni sui muri che erano geniali artifici di comunicazione transnazionale – utilizzavano l’inglese e riferimenti alla cultura pop come fanno Banksy e Shepard Fairey che potevano essere decodificati facilmente anche da un pubblico straniero. ”

 

Elisa Pierandrei, giornalista e arabista, è una profonda conoscitrice dell’Egitto e dei suoi movimenti artistici. Ha studiato all’Università americana del Cairo ed è stata corrispondente di ADNKronos International. Nel 2011 è stata a Piazza Tahrir testimone diretta degli avvenimenti che hanno portato alle dimissioni del Presidente egiziano Mubarak. Sulla questione del ruolo degli artisti egiziani nella rivolta ha pubblicato: “Urban Cairo. La primavera araba dei graffiti” (Informant editore). Ha scritto per D di Repubblica, Il Venerdì, Linkiesta.it , Wired, Popoli, Traveller, Ventiquattro, ed alcune testate internazionali fra cui Middle East Eye e Muftah.

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Luglio 27

Tra bene comune e impegno privato La sfida del volontariato

Il valore del volontariato non si misura solo in numeri, siano essi di persone che lo fanno o di organizzazioni che si impegnano in qualche settore. Anzi, troppo spesso questi numeri possono essere fuorvianti. Il volontariato è un bene comune di una società e l’unità di misura del suo valore è il senso che ha per essa. In questo vedo una grande crisi, una crisi di identità. Schiacciato dal percorso di istituzionalizzazione intrapreso negli anni novanta, dalla crisi economica e sociale dell’ultimo decennio, dalla fase ciclica secondo il noto andamento ben descritto da Hirschman in Felicità privata e felicità pubblica, dalla rincorsa a finanziamenti e dal vezzo tutto italiano dei collateralismi politici e di potere, il volontariato organizzato necessita di un percorso di ricerca di senso, pena la sua irrilevanza rispetto al miglioramento del benessere della nostra società.

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