Settembre 13

Primo convegno SISE a Roma a Gennaio

La SISE (Società italiana di sociologia economica) terrà il suo primo convegno a Roma – La Sapienza nei giorni 26-27-28 gennaio 2017. La prima call for sessions ha raccolto 21 proposte e, da queste, il gruppo di lavoro ne ha selezionate 19. Si tratta di un ampio insieme di temi e problematiche che testimoniano la varietà e il pluralismo che caratterizzano gli interessi di ricerca della comunità dei sociologi economici, del lavoro e dell’organizzazione italiani. L’elenco delle proposte, riportato qui di seguito, la descrizione analitica dei rispettivi contenuti e i contatti dei proponenti sono disponibili
nelle pagine dedicate al Convegno SISE del portale web dell’associazione: www.sociologiaeconomica.it (da Cambio)

Luglio 10

Dopo Brexit: analisi e riflessioni

Dopo Brexit … che fare?

Seminario promosso dal Centro Espaces Giorgio La Pira (Convento san Domenico Pistoia – 2 luglio 2016)

Sintesi dagli appunti dell’intervento di Andrea Paci (a cura di A. Cortesi)

Alcuni fenomeni si stanno muovendo nella nostra società e sono sintomi non tanto di una fase di crisi che come il termine indica prevede un inizio e una fine, piuttosto di una trasformazione radicale del nostro mondo.

I fenomeni sono identificabili in particolare in quattro ambiti (SLIDE 2)

– la globalizzazione: l’apertura dei mercati e delle economie coinvolge un mondo che diviene più aperto

– l’innovazione tecnologica che ha mutato la comunicazione e le trasmissioni di informazione e conoscenza, come anche il mondo del lavoro.

– l’immigrazione

– l’ageing society: la trasformazione demografica è una risultante anche delle trasformazioni tecnologiche. La speranza di vita in Italia aumenta di un anno ogni quattro anni.

Questi quattro fenomeni convergono nel causare una tarsformazione economica e una crescente domanda di democrazia.

Leggi l’intero contributo sul sito del Centro Espaces

Maggio 29

Comunicare per il sociale oltre la retorica del dolore

di Giovanni Paci (Poieinlab)

È primavera e, puntuale come una tartaruga che esce da sotto terra, arriva la compilazione della dichiarazione dei redditi e con essa le mirabolanti campagne per la donazione del 5×1000.
Non sono un esperto né uno studioso, sono uno che questo mondo del terzo settore lo ha attraversato sotto varie forme, ne ha visto la normale trasformazione negli anni con le positività e negatività che tutti i grandi processi di cambiamento portano con sé.
Ci sono cose però che faccio fatica, non tanto a comprendere quanto ad accettare, e sono certe campagne di promozione come queste, che ci tartassano e ci tartasseranno per mesi nel tentativo di imprimere nelle nostre menti i numeri magici del codice fiscale che darà diritto a spartirsi la torta che lo Stato gentilmente concede, gettandola nella gabbia del non profit e lasciando che ci si scanni per ottenerne un pezzo.
Ingredienti fondamentali sono una musica di sottofondo in stile Morricone, con passaggi in minore prolungati per creare un senso di mesta riflessione sul senso dell’umana ingiustizia; se ascolti la radio potresti sentire una voce molto calda e lenta che ti racconta quanto le persone soffrano e, naturalmente, non essendoci tempo per la brevità dello spot, di soffermarsi sulle cause, si passa subito a rassicurare che con una “semplice firma” sarà possibile eliminare questa sofferenza. In televisione invece potresti vedere bambini tristi seduti lungo il ciglio di una strada sconnessa o anziani soli su una panchina di periferia che si trasformano, sempre grazie a una “semplice firma”, in bambini vivaci e gioiosi che tirano calci a un pallone e in anziani che giocano a carte sorridenti pieni di compagnia e amorevoli cure. In alcuni casi, testimonial famosi garantiscono la bontà del tutto e può capitare che tali testimonial stiano su un canale promuovendo il triste destino dei diseredati e su un altro la grande corporation che ci offre servizi di telefonia a prezzi mai visti. Al netto della necessaria semplificazione, non banalizzazione per carità no, dei concetti, caratteristica dei messaggi veicolati dai mezzi di comunicazione di massa.
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Marzo 29

Poieinlab partner di Pistoia Timeless

PISTOIA TIMELESS. LO STILE E’ SENZA TEMPO

1.2.3 APRILE 2016 LA CATTEDRALE – AREA EX BREDA

Un luogo storico nel cuore di Pistoia, designata dal Mibact a capitale della cultura italiana per il 2017, una cultura assunta a stile di vita, informazione, intrattenimento, eccellenze locali, toscane, nazionali e trenta operatori di rilievo nazionale ed internazionale in mostra per tre giorni. Tutto questo nella manifestazione “Pistoia Timeless. Lo stile è senza tempo”, in scena a La Cattedrale in via Sandro Pertini a Pistoia Venerdì 1 ore 17 – 24, Sabato 2 ore 11 – 24 e Domenica 3 Aprile 2016 ore 11 – 20 organizzata da Deuda vintage & events e Passepartout events in collaborazione con Mia’s communication, con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Pistoia. L’evento declina la cultura vintage quale stile e non moda, con l’esposizione di prodotti di alta qualità: dal commercio, design, fotografia, arte al food, beverage e poi auto d’epoca, vespe, biciclette. Non solo una mostra mercato, ma anche esposizioni, installazioni, laboratori, workshop, area giochi per bambini, esibizioni artistiche e musicali, proiezioni, arti visive, incontri, uno spettacolo teatrale ed altre iniziative collaterali. Un’esperienza accompagnata in tempo reale da una comunicazione dotata di un innovativo linguaggio contemporaneo e coinvolgente per avvicinare attivamente il pubblico alla cultura vintage.

Pagninimail: press@pistoiatimeless.com
ph. +39 333 8793682
web site: www.pistoiatimeless.com
facebook: Pistoia Timeless
Google+: Pistoia Timeless
Instagram: pistoiatimeless
Youtube: Pistoia Timeless

Novembre 24

Welfare locale: la terza via

di Giovanni Paci (Poieinlab)

Mi trovo ad affrontare, in questo periodo, il tema delle “solitudini”. È un tema dalle mille sfaccettature e sicuramente cruciale quando si pensa a cosa è possibile fare per migliorare il benessere delle persone e la qualità sociale delle realtà locali. Un tema così ampio non può certo ridursi a una riflessione sulle risposte che è possibile dare in termini di servizi come, per lavoro, sono in qualche modo costretto a fare. La solitudine delle persone ha radici nelle esperienze biografiche dei singoli, nella loro capacità di resilienza, nelle strategie di adattamento e di conformazione ai dettami sociali storicamente e culturalmente dati. La solitudine può essere ricercata come stadio avanzato di un percorso di autonomia o può essere subita come forma di marginalizzazione dai luoghi e dagli aspetti vitali dell’esistenza quotidiana.

È innegabile comunque il ruolo che la solitudine gioca sulla dimensione del benessere e della salute, nonché l’incidenza che le politiche pubbliche legate alla progettazione degli spazi pubblici, all’organizzazione delle risposte in termini di servizi sociali e sanitari, allo sviluppo di percorsi culturali e di socializzazione, possono avere in senso positivo o negativo. In questi termini, il grande tema ricorrente, e che riguarda il mondo del volontariato e del terzo settore, da sempre protagonista in tale ambito, è quello della dialettica tra istituzionalizzazione e valorizzazione dell’ambiente domestico, tra struttura e domicilio, tra ruolo delle famiglie e delle reti parentali e necessità di spazi di accoglienza specialistici, in grado di surrogare in qualche modo carenze di relazioni primari efficaci e significative.

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Ottobre 30

L’effetto della traversa di USA ’94

Pasadena. 17 Luglio 1994. Ore 12.30. Nella finale dei campionati del mondo si scontrano Italia e Brasile. L’allora presidente della FIFA Havelange ha portato la competizione negli states, digiuni di calcio, ma affamati di spettacolo. La finale viene giocata a un orario improbabile, mezzogiorno e mezzo, per garantire la massima rispondenza coi ritmi cicardiani degli europei. Non siamo giornalisti, ma l’esperienza ci ha inseganto che certe cose vanno verificate con precisione. Così abbiamo notato la frequenza con cui giornalisti e protagonisti diretti ci ricordano che caldo, che caldo faceva. Wikipedia riporta un reboante 36 gradi/70% di umidità che farebbe tremare le ginocchia anche a Eto’o. Ma non faceva così caldo, riportano altre fonti: il termometro del Rose Bowl segna 27° con il 52% di umidità1. Una narrazione tossica che tenta di giustificare una prestazione inferiore sul piano fisico, la mancanza di lucidità e in ultima analisi la sfiga, misteriosa padrona del calcio.

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