giugno 20

Convegno: Alla ricerca del lavoro perduto. Idee sul lavoro che cambia

Introduzione

L’attuale crisi economica si sta manifestando come crisi che attraversa diversi ambiti del vivere comune e che pone interrogativi sul futuro del lavoro e del modo di intendere l’esperienza lavorativa in una società mondiale sempre più interrelata. La crisi sta manifestando i limiti di un sistema non solo economico ma di pensiero che ha segnato gli ultimi decenni.

Il processo di finanziarizzazione dell’economia e le disuguaglianze e le ingiustizie che questo sta producendo a livello mondiale aprono a una considerazione riguardo alle possibili alternative a questo modello in grado di rimettere al centro la questione del lavoro. In modo particolare la crisi pone una occasione propizia: quella di fermarsi e di interrogarsi, di riflettere e confrontarsi insieme. Si tratta di pensare alla plausibilità e alla possibilità di nuovi modelli di vita economica, di nuovi stili di vita e di cambiamenti significativi nell’ambito delle politiche del lavoro.

febbraio 28

La socialità asociale

Ripubblichiamo di seguito questo interessante post tratto dall’ottimo blog il lavoro culturale.

Il secolo psicologico: prodromi di una nuova socialità senza sociale

di Riccardo Ierna

Nel 1982 uscì presso la Feltrinelli un piccolo volumetto dal titolo: “Verso una società relazionale. Il fenomeno “psy” in Francia” [1]. Si trattava di una raccolta di saggi del sociologo francese Robert Castel, intorno a quello che sarebbe divenuto un tema prevalente nel dibattito culturale e politico a cavallo tra la fine degli anni 60’ e la fine degli anni 70’: l’evoluzione e la collocazione della psicoanalisi, della psicologia e delle tecniche psicologiche nella società contemporanea. L’analisi di Castel si inquadrava in un più ampio filone critico di ricerca, che imponeva una riflessione profonda sulla scorta dei profondi mutamenti sociali e culturali dal maggio ’68 in poi. Esso faceva da sfondo alle lotte antiautoritarie, alle esperienze di deistituzionalizzazione e di critica alla medicina e alla psichiatria, che avevano animato quella stagione, culminate nella promulgazione di importanti provvedimenti legislativi in grado di modificare il quadro normativo in tema di salute pubblica.

febbraio 25

Sulla privatizzazione dell’educazione

Jerome Roos è un valente ricercatore all’European University Institute di Fiesole. Il suo blog, ROARMAG, racconta con passione e competenza le rivolte globali, dagli Indignados a Occupy passando per la Grecia e oltre. Recentemente ha ospitato questa riflessione di Sajjad Ali Malik in cui viene proposta una sfidante contrapposizione ideale sul tema dell’educazione globale. Mi sono permesso di tradurla e ve la sottopongo. Il contributo originale è qui. (giovanni paci)

Freire o Friedman? In difesa dell’educazione critica.

di Sajjad Ali Malik

L’istruzione è un concetto con cui ci confrontiamo, in qualche modo, direttamente o indirettamente, ogni giorno. Esso è stato a lungo considerato il “proiettile d’argento” per affrontare le ingiustizie più diffuse nella società: la povertà, la criminalità, il razzismo, il patriarcato, la disuguaglianza socio-economica. La nostra interazione con l’educazione è influenzata, e varia, in base ai tentacoli dei rapporti di potere: classe, etnia, genere, geografia ed esperienze di vita.

febbraio 10

Post-democrazia

In una breve intervista apparsa su uno dei blog della London School of Economics, il Prof. Colin Crouch, della Warwick University, spiega come siamo ormai in una post-democrazia ovvero in una democrazia che conserva le sue caratteristiche formali ma che è in realtà una vera e propria tecnocrazia. Per il professore, la crisi, invece di mettere in discussione il ruolo delle elites tecnocratiche, lo rafforza.

Da leggere: http://blogs.lse.ac.uk/europpblog/2013/02/09/five-minutes-with-colin-crouch-a-post-democratic-society/

febbraio 5

The Smart Way to Manage a Large Research Project

by EVA LANTSOGHT

via nextscientist.com

Setting up a system to manage your project, to help you keep on the path while roaming through the forest, is as critical to success as your analytical capabilities. Unless you have experience in project management, this skill is something you will learn while working as a researcher.

We don’t want you to learn only by trial and error. This is why we give you some tips on how to manage a large research project and take your research onto the fast lane.

While there are seemingly as many methods to manage a large research project, the general ideas of a solid system are the same.

febbraio 2

L’importanza della valutazione in ambito sociale

di Giovanni Paci

pubblicato su UIDU – il network socialmente utile

Pur all’interno della più ampia famiglia della valutazione delle politiche pubbliche, la valutazione in ambito sociale assume alcune proprie peculiarità, sia con riferimento al contesto che al metodo. Il tema è rilevante per le organizzazioni non profit.
La crescita della sensibilità nei confronti della valutazione, che sta caratterizzando i protagonisti del sistema integrato dei servizi, deriva infatti anche dalla necessità, che i vari soggetti hanno, di uscire dalla marginalità e dalla scarsa considerazione che chi opera in questo ambito, decisivo per lo sviluppo e il benessere complessivo di una comunità, ha sempre avuto.

Negli ultimi decenni si è infatti assistito a una crescita di professionalità nel settore, allo sviluppo di iniziative innovative, alla creazione di legami transnazionali, che hanno portato una ventata di modernità negli approcci e nelle pratiche a cui con difficoltà corrispondono riconoscimenti di “status”. La valutazione, allora, è stata intesa anche come strumento di emancipazione e valorizzazione di buone pratiche da parte dei protagonisti della crescita del sistema di welfare.

gennaio 4

La deludente alternativa pubblico-privato… secondo Albert Hirschman

di Giovanni Paci

pubblicato su UIDU – il network socialmente utile

In un famoso saggio, che chi ha a cuore le sorti del terzo settore dovrebbe tenere sempre in evidenza sul comodino, come le bibbie negli alberghi, Hirschman riflette sulla dimensione storica e individuale del complesso rapporto tra sfera pubblica e privata.[1] Mostrando con arguzia – e solidi riferimenti – quali siano le motivazioni che spingono le persone a impegnarsi alternativamente nelle due sfere, egli svela gli inevitabili meccanismi di delusione che portano all’insoddisfazione e alla degenerazione dell’impegno individuale. «Dopo una lunga immersione negli interessi puramente privati, la scoperta che si può agire per obiettivi pubblici rappresenta un’esperienza liberatoria» (160). La tendenza però ad attribuire a questa esperienza obiettivi irrealistici e la scoperta che, spesso, il nostro intento altruistico è “contaminato” dal bisogno di soddisfare interessi egoistici, porta al riemergere di un’insoddisfazione che è la premessa per l’abbandono della prospettiva pubblica e il ritorno alla dimensione privata dell’esistenza. «Vissute alcune esperienze di insoddisfazione nella vita pubblica, una persona riesce spesso a ritirarsi nella sola vita privata senza sentirsi per questo un traditore» (163).

dicembre 18

ONP di lotta e di governo

di Giovanni Paci

pubblicato su UIDU – il network socialmente utile

Qual è lo specifico di una organizzazione non profit?
Una risposta minimalista è che questa tipologia di impresa non mette al primo posto il profitto ma l’utilità sociale. Il profitto non porta dividendi economici per i soci ma è utilizzato per aumentare i dividendi “sociali” a disposizione della collettività. Questa però è una risposta insoddisfacente per chi, come me, crede che il “fare profitto” non sia nemmeno l’obiettivo principale dell’impresa for profit, almeno che essa non sia utilizzata strumentalmente a meri fini speculativi.

Il fine principale dell’azienda tradizionale è fare prodotti e servizi utili e di buona qualità, in grado di soddisfare bisogni importanti per le persone.
Da questo punto di vista, un’impresa for profit che contribuisca a soddisfare tali bisogni, con prodotti e servizi ben fatti, contribuisce al benessere sociale facendo la sua parte. Ciò che contraddistingue fortemente l’impresa non profit è la sua doppia natura di soggetto economico, inserito nella logica della domanda e dell’offerta prodotta dai bisogni, frutto delle attuali condizioni sociali e, allo stesso tempo, agente di cambiamento capace di prefigurare e cercare di raggiungere nuovi assetti e nuovi modelli di convivenza civile.

dicembre 18

Se il pubblico compete con il non profit

di Giovanni Paci

pubblicato su UIDU – Il network socialmente utile

Qualche anno fa, nella mia città, il Comune ha ristrutturato un vecchio immobile, un tempo adibito a laboratorio e officina per apprendisti operai in formazione professionale.
L’investimento è stato consistente, abbondantemente oltre il mezzo milione di euro. La nuova destinazione era quella di un ambiente polivalente per persone con varie disabilità. A questo scopo sono anche stati acquistati specifici arredi. L’immobile è di proprietà di un’organizzazione storica del terzo settore che ha contribuito anch’essa al finanziamento, in parte con un mutuo garantito dall’immobile stesso, in parto cedendone l’utilizzo al Comune per qualche decennio, scontando l’affitto che sarebbe stato dovuto.

Sempre nella mia città, per la festa dell’Epifania, i Vigili del Fuoco locali, con un’intensa e lodevole attività di volontariato, organizzano la discesa della Befana dal campanile della piazza principale, gremita di folla con in mano il biglietto della tradizionale lotteria. Il ricavato viene donato ogni anno a una diversa organizzazione di volontariato che ha così l’occasione di presentare la propria attività e incamerare un bel gruzzoletto per finanziarla.

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