Nov 26

L’economia toscana secondo Bankitalia

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La Banca d’Italia ha aggiornato a Novembre 2012 la consueta analisi congiunturale sull’ della Regione Toscana. Di seguito la sintesi rilasciata dall’Istituto.

Nel primo semestre dell’anno in corso il quadro congiunturale si è ulteriormente deteriorato: alla flessione della domanda delle famiglie e delle imprese si è aggiunto il rallentamento della domanda estera.

Gli indicatori relativi al settore industriale (ordinativi, produzione e fatturato) sono tornati a scendere in misura sostenuta. Quasi la metà del campione di imprese intervistato dalla Banca d’Italia ha indicato per i primi nove mesi un calo del fatturato nominale. La spesa per investimenti prevista nell’anno, già storicamente contenuta, sarà rivista al ribasso da un terzo delle imprese. Nelle costruzioni la situazione rimane particolarmente difficile, sia nell’edilizia abitativa sia nelle . Nei servizi una marcata flessione ha interessato le vendite al dettaglio; si sono ridotti i flussi turistici e la movimentazione delle merci.

Le vendite nominali all’estero, ancorché in decelerazione, hanno continuato a salire più che nel complesso del paese. Il maggior contributo alla crescita è nuovamente provenuto dai metalli preziosi, mentre vi è stato un deciso rallentamento del sistema della moda.

Il numero degli occupati in regione non è variato, in presenza di un impiego ancora diffuso degli ammortizzatori sociali. La crescita dell’occupazione nei servizi, tra le donne e i lavoratori dipendenti ha compensato la flessione nell’industria, nell’edilizia, tra gli uomini e i lavoratori autonomi. È aumentato il numero delle persone in cerca di occupazione, determinando un incremento del .

Nel primo semestre del 2012 il credito alle imprese ha accentuato il calo, quello alle famiglie ha rallentato fino ad arrestarsi. La domanda di nuovi prestiti è risultata debole, accompagnandosi a condizioni di offerta ancora selettive. I nuovi mutui alle famiglie si sono quasi dimezzati rispetto al primo semestre del 2011 e i prestiti alle imprese sono stati destinati alle esigenze del capitale circolante e alla ristrutturazione del debito. Le nuove sofferenze sono rimaste particolarmente elevate nel comparto edile.

Il risparmio delle famiglie si è indirizzato verso strumenti tradizionali: depositi nelle forme con vincolo temporale e titoli di Stato.

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