febbraio 25

Sulla privatizzazione dell’educazione

Jerome Roos è un valente ricercatore all’European University Institute di Fiesole. Il suo blog, ROARMAG, racconta con passione e competenza le rivolte globali, dagli Indignados a Occupy passando per la Grecia e oltre. Recentemente ha ospitato questa riflessione di Sajjad Ali Malik in cui viene proposta una sfidante contrapposizione ideale sul tema dell’educazione globale. Mi sono permesso di tradurla e ve la sottopongo. Il contributo originale è qui. (giovanni paci)

Freire o Friedman? In difesa dell’educazione critica.

di Sajjad Ali Malik

L’istruzione è un concetto con cui ci confrontiamo, in qualche modo, direttamente o indirettamente, ogni giorno. Esso è stato a lungo considerato il “proiettile d’argento” per affrontare le ingiustizie più diffuse nella società: la povertà, la criminalità, il razzismo, il patriarcato, la disuguaglianza socio-economica. La nostra interazione con l’educazione è influenzata, e varia, in base ai tentacoli dei rapporti di potere: classe, etnia, genere, geografia ed esperienze di vita.

novembre 8

L’importanza di investire nella conoscenza

di Filippo Buccarelli

Post pubblicato anche su pratichesociali

Alle soglie del 2000, il Consiglio d’Europa inaugurò la sua strategia di sviluppo: fare del Vecchio Continente, entro il 2020, una compiuta società della conoscenza, ovvero una realtà sociale capace di monitorare le sue trasformazioni storiche, di governarle democraticamente in vista di programmi di modernizzazione sostenibili ed a misura d’uomo e di promuovere così l’emancipazione materiale ed intellettuale delle persone, assicurando loro le opportunità di una loro autodeterminazione, di una loro realizzazione individuale, di una effettiva costruzione della propria biografia liberamente scelta. Investire nella conoscenza non significava soltanto scommettere sulla riflessività collettiva e personale ma promuovere le condizioni per una valorizzazione delle proprie capacità e della propria creatività, facendo tesoro di questa inventività informata e professionalmente assistita anche nel campo dell’economia e della produzione.

A distanza di alcuni anni quel progetto sembra essere in gran parte naufragato. I processi della globalizzazione materiale e culturale appaiono più subiti che governati. Il modo del lavoro ha proseguito sulla strada della frammentazione e della balcanizzazione, con nuove disuguaglianze fra lavoratori del nord e del sud del mondo, fra Paesi “manovali” e Paesi di progettazione e di programmazione, fra aree manuali e di fabbricazione e aree di consumo e di agiatezza ostentata. Fratture sociali ed economiche che non si limitano tuttavia allo scenario mondiale ma che interessano sempre di più anche gli stessi paesi di un continente o dell’altro: la distanza fra quartieri altolocati e le bidonville di una megalopoli sudamericana o asiatica o sudafricana è la stessa, per molti aspetti, che separa ad esempio i centri commerciali delle metropoli americane ed europee e le periferie disagiate delle stesse.