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L’effetto della traversa di USA ’94

Pasadena. 17 Luglio 1994. Ore 12.30. Nella finale dei campionati del mondo si scontrano Italia e Brasile. L’allora presidente della FIFA Havelange ha portato la competizione negli states, digiuni di calcio, ma affamati di spettacolo. La finale viene giocata a un orario improbabile, mezzogiorno e mezzo, per garantire la massima rispondenza coi ritmi cicardiani degli europei. Non siamo giornalisti, ma l’esperienza ci ha inseganto che certe cose vanno verificate con precisione. Così abbiamo notato la frequenza con cui giornalisti e protagonisti diretti ci ricordano che caldo, che caldo faceva. Wikipedia riporta un reboante 36 gradi/70% di umidità che farebbe tremare le ginocchia anche a Eto’o. Ma non faceva così caldo, riportano altre fonti: il termometro del Rose Bowl segna 27° con il 52% di umidità1. Una narrazione tossica che tenta di giustificare una prestazione inferiore sul piano fisico, la mancanza di lucidità e in ultima analisi la sfiga, misteriosa padrona del calcio.

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