novembre 24

Welfare locale: la terza via

di Giovanni Paci (Poieinlab)

Mi trovo ad affrontare, in questo periodo, il tema delle “solitudini”. È un tema dalle mille sfaccettature e sicuramente cruciale quando si pensa a cosa è possibile fare per migliorare il benessere delle persone e la qualità sociale delle realtà locali. Un tema così ampio non può certo ridursi a una riflessione sulle risposte che è possibile dare in termini di servizi come, per lavoro, sono in qualche modo costretto a fare. La solitudine delle persone ha radici nelle esperienze biografiche dei singoli, nella loro capacità di resilienza, nelle strategie di adattamento e di conformazione ai dettami sociali storicamente e culturalmente dati. La solitudine può essere ricercata come stadio avanzato di un percorso di autonomia o può essere subita come forma di marginalizzazione dai luoghi e dagli aspetti vitali dell’esistenza quotidiana.

È innegabile comunque il ruolo che la solitudine gioca sulla dimensione del benessere e della salute, nonché l’incidenza che le politiche pubbliche legate alla progettazione degli spazi pubblici, all’organizzazione delle risposte in termini di servizi sociali e sanitari, allo sviluppo di percorsi culturali e di socializzazione, possono avere in senso positivo o negativo. In questi termini, il grande tema ricorrente, e che riguarda il mondo del volontariato e del terzo settore, da sempre protagonista in tale ambito, è quello della dialettica tra istituzionalizzazione e valorizzazione dell’ambiente domestico, tra struttura e domicilio, tra ruolo delle famiglie e delle reti parentali e necessità di spazi di accoglienza specialistici, in grado di surrogare in qualche modo carenze di relazioni primari efficaci e significative.

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settembre 13

Trasformatori di energia sociale

di Giovanni Paci (PoieinLab)

Il lavoro volontario muove da esigenze personali, le più svariate: ricerca di senso, sviluppo di attitudini personali, bisogno di impegnare il proprio tempo per mitigare solitudini, esigenze di spazi personali, adesioni ideologiche e ideali. Spesso si tratta di un insieme di motivazioni insindacabili che necessitano di luoghi che potremmo definire come “moltiplicatori e trasformatori di energia sociale”. È questo il ruolo del volontariato e della società civile organizzata, più o meno formalmente. L’energia individuale, incapace da sola di produrre mutamento, viene inserita in un circuito energetico capace di renderla efficace, raccogliendo motivazione in entrata e restituendo benessere in uscita. Non solo a chi investe nel processo ma con un surplus a disposizione, gratuitamente, della società. La motivazione pura viene, all’interno del processo di trasformazione, unita con altre (di altri e diverse) motivazioni, aggiungendo una serie di additivi dati dall’organizzazione, dallo sviluppo di competenze, dalla finalizzazione rispetto agli obiettivi da perseguire. Il carburante, così, fa viaggiare la macchina in una qualche direzione di benessere collettivo. Questo processo bio-sociale, naturalmente, migliora al migliorare della qualità delle singole componenti impegnate in esso.

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luglio 27

Tra bene comune e impegno privato La sfida del volontariato

Il valore del volontariato non si misura solo in numeri, siano essi di persone che lo fanno o di organizzazioni che si impegnano in qualche settore. Anzi, troppo spesso questi numeri possono essere fuorvianti. Il volontariato è un bene comune di una società e l’unità di misura del suo valore è il senso che ha per essa. In questo vedo una grande crisi, una crisi di identità. Schiacciato dal percorso di istituzionalizzazione intrapreso negli anni novanta, dalla crisi economica e sociale dell’ultimo decennio, dalla fase ciclica secondo il noto andamento ben descritto da Hirschman in Felicità privata e felicità pubblica, dalla rincorsa a finanziamenti e dal vezzo tutto italiano dei collateralismi politici e di potere, il volontariato organizzato necessita di un percorso di ricerca di senso, pena la sua irrilevanza rispetto al miglioramento del benessere della nostra società.

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